Come sperimentiamo il nostro corpo – Douglas Harding

Come sperimentiamo il nostro corpo

Douglas Harding

Article disponible sur le site de la revue 3° Millénaire. Paru dans le n° 8 de la revue « Voir », (Hiver 1983).

«L’affermazione “io sono il corpo” è la causa di ogni male. Questa illusione deve finire. La Realizzazione, è questa. »

« Il dolore esiste fin tanto che ci si presta ad attribuirsi una determinata forma. »

« Cercate di scoprire se siete veramente fisico. »

«L’identificazione del Sé con il corpo, ecco la vera schiavitù. »

« Essere riempito di luce, è il vero scopo. »

« L’uomo che si è imbevuto dell’idea “io sono il corpo”, è il più grande dei peccatori, ed è un suicida. »


Douglas E. Harding – © Dominica H.

« Per scoprire come sperimentiamo il nostro corpo, più esattamente : come crediamo di sperimentare, basta, attivamente, ascoltarci parlare. Udiremo allora tre versioni del tutto contraddittorie. Il fatto è sorprendente ! Tra le questioni chiare e limpide che dovrebbero essere all’unanimità, queste dovrebbero figurare pressa poco in testa alla lista, poiché siamo tutti depositari dell’evidenza essenziale, nella maniera più intima e più costante. Disponiamo di tutte le informazioni private utili e necessarie. Per sapere come il nostro corpo si presenta a noi, – e i corpi umani differiscono poco – , siamo tutti dei testimoni di prima mano. Pertanto, ascoltandoci parlare, si crederebbe che non formiamo una specie, ma tre completamente diverse.

1 – Il punto di vista del  senso comune: “Io sono il corpo”.

« Mi è toccato ». « Io sono grande ». «Io sono venuto qui ». « Sono nato nel 1909, ho 70 anni e morirò probabilmente prima della fine del secolo ». In tutte le frasi di quel genere (ed esse ritornano di frequente nelle nostre conversazioni) mi identifico col mio corpo, senza limitazioni e senza il minimo dubbio. Ciò che gli arriva, arriva a me.  Ciò che lui fa, io lo faccio. Le sue riuscite e le sue insufficienze sono le mie. E il codice penale stesso, inscrivendosi nella linea del senso comune, conferma l’identificazione. Mi accusa ciò che fa la mia mano, commettere un furto, ferire, uccidere, o qualsiasi cosa, e mi imprigiona e mi condanna di conseguenza. Ho un bel dire che non sono il mio corpo e che le azioni della mia mano non sono affar mio : fiato sprecato ! Nel migliore dei casi, se non vado in prigione, mi ritroverò malato in un ospedale psichiatrico.

2 – Il punto di vista religioso: “Io sono in questo corpo”.

Sicuramente, posso completare la mia spiegazione facendo valere che questa identificazione del senso comune con il corpo  non è altro che un’utile finzione sociale (o indispensabile) e che in verità non sono il mio corpo. No, io sono nel mio corpo. Posso  prendermela male nel vedere chiaramente ciò che implica quell’enunciato. Verosimilmente intendo che con quello considero il mio corpo come una sorta di fantasma, o che sono uno spettro temporaneamente preso in ostaggio o sepolto vivo dentro a questi settanta chili di carne e di sangue. Lo spettro che anima questa spoglia mortale della più misteriosa delle materie, ha la sua visione dei fatti più o meno in questo termini :

«Fin dalla nascita mi sono trovato incarnato, confinato in questa casa d’argilla ». Ma essa ben presto si sta disaggregando e io sarò libero. Allora salirò alla mia dimora celeste, oppure scenderò in un altro luogo, a meno che non cerchi di abitare un’altra casa d’argilla, non so quale.

« Nell’attesa, sono possibili solo brevi evasioni. In altri termini, posso vivere un’esperienza di “uscita dal corpo” (o viaggio astrale) e navigare attorno al mondo come osservatore invisibile di tutto ciò che accade. Al passaggio, avrò forse l’occasione di gettare un’occhiata sul mio corpo, steso là sul letto. Perplesso, mi domanderò senza dubbio se mi capiterà di ritrovarmi  all’interno di questa cosa e quando. »

3 – Il punto di vista dell’illuminato : “Questo corpo è in me”.

Secondo questo punto di vista, non sono il mio corpo, non più che non sia in lui. Al contrario, il mio corpo, e tutto il resto del mondo, è in me. Positivamente, non sono questa cosa e non sono il suo abitante. Non sono niente del tutto. Queste sensazioni di calore, di tensione, di dolore e di piacere, i gusti, gli odori, i contatti e i suoni, queste forme colorate e che si muovono, le “mie” manie i “miei” piedi, e là nello specchio, curiosa creatura che mi fissa con lo sguardo … – che è – ciò che è tutto quello, nei fatti ? Sono gli elementi dello spettacolo ininterrotto che si svolge in questo Spazio che sono io. Ed abbraccio il tutto. Si direbbe una nube d’uccelli che attraversano senza lasciar traccia l’Aria che io sono, o banchi di pesci che nuotano attraverso il mio Oceano senza forma senza fare una ruga. Si direbbe una sfilata di attori che appaiono e spariscono sullo schermo della mia televisione senza lasciare mai la minima traccia.

Le citazioni tratte dagli insegnamenti di Ramana Maharshi che introducono questo articolo sono una scelta limitata ma rappresentativa delle sue numerose e reiterate  dichiarazioni. Tutte si riassumono così : osservate da vicino, i corpi si dissolvono, e l’osservatore più vicino del vostro corpo siete … voi ! E sotto una forma o sotto un’altra, tutte le grandi tradizioni mistiche del mondo dicono la stessa cosa. Eccone alcuni esempi scelti a caso :

“Ansioso di preservare la mia struttura fisica, ho perduto la visione del mio Io reale. Guardando acque fangose, ho perduto di vista l’Abisso e la sua limpidezza.”

Tchouang-Tseu

“Non ho più né colore né tangibilità, né dimensione ; sono estraneo a tutte queste cose. Ora, figlio mio, mi vedi coi tuoi occhi, ma lo sguardo non ti aiuterà a comprendere ciò che sono.”

Hermetica

“Il corpo ignora tutto del modo di tenere o di ascoltare un discorso … Ciò che può essere chiaramente percepito all’interno stesso dove sei, e chi si lascia identificare perfettamente pur essendo privo di forma – è quello che in questo momento ascolta  questo discorso.”

Rinzai

“Spogliati di ogni forma.”

Tauler

“Bisogna lasciare l’idea secondo cui l’uomo ha un corpo distinto dalla sua anima ; è ciò che farò … facendo dissolvere le superfici apparenti per rivelare l’infinito che vi si trova nascosto.”

Blake

“Per lo zen, l’incarnazione è disincarnazione …, la carne non-carne, qui e ora pari al vuoto e all’infinito.”

Suzuki, in « Bouddismo zen e psicanalisi »

“Per un essere che ha raggiunto la realizzazione di Sé il corpo non esiste.”

Ma Anandamayi

La vera spiritualità non tollera le vaghe emozioni, né le edificanti chiacchiere imprecise ed inefficaci. Scartiamo dunque gli scherzi, prendiamo sul serio la Liberazione : allora cosa possiamo fare perché  si concretizzi effettivamente, e ora ? Le parole dei saggi sono appropriate – a titolo provvisorio, supponiamo … Rispettiamo e amiamo specialmente Ramana Maharshi e Ma Anandamayi. Se, come insegna con insistenza, l’asservimento al corpo è la più dannosa delle menzogne, o inversamente, se l’uscita dal corpo cosciente è il vero rimedio, – se è così, – in che modo giustamente possiamo mettere a nudo la falsità del corpo, prima di deporre quel magazzino ? Ebbene, ecco qualche suggestione. (Ma prima di tutto un avvertimento. Se la sparizione vi sembra una prospettiva angosciante e se siete poco disposti a scoprire che anche il vostro corpo, all’apparenza così solido, si riduce interiormente ad un vuoto completo, in quel caso attenti a non sottostare agli esperimenti proposti. Potete senza pericolo leggerli in diagonale : resteranno senza significato e senza effetto.)

Osservate la mano che in questo momento tiene un numero della rivista “Voir”, aperta ad una certa pagina, e rispondete alle seguenti domande, onestamente, fidandovi dell’evidenza presente, e non lasciando cadere ogni ricorso alla memoria ed all’immaginazione :

Siete questa mano, ma non la carta che tocca ?

Per il momento, siete in questo pollice, ma non all’interno del foglio di carta ? Se si, com’è là dentro ?, Buio, umido, carico ?

Nell’istante presente portate lo sguardo Su questi oggetti, A PARTIRE da un altro oggetto, sbirciando verso l’esterno attraverso due piccoli buchi preparati in questa cosa – sebbene la situazione sia fondamentalmente simmetrica, una relazione da oggetto a oggetto, con una distanza tra questi oggetti. Come questa cosa qui vede quella cosa là ? Come una COSA può avere un’esperienza ?

Per finire chiudete gli occhi e guardate se avete dei limiti, una forma, una struttura. In questo momento siete un essere umano o l’Essere stesso ?

***

Occasionalmente mi è capitato che mi si domandi se avevo vissuto un’esperienza di “uscire dal corpo”. Francamente tutto quello che posso dire è che non ne ho mai avuto altre e faccio fatica a immaginare ciò che potrebbe essere un’esperienza di “entrata nel corpo”. Aspetto sempre che me la spieghino.  Cerchiamo di non imbrogliarci da soli. Questo articolo non offre la scelta tra tre relazioni col corpo, o essere il corpo, o essere dentro, o contenerlo. In realtà, riconosciamo che non c’è che una specie di relazione col corpo : solo l’ultima delle tre “funziona” effettivamente e solo lei è sostenibile. Le altre sono fondate sul sentito dire, si basano su dogmi non verificati. Per timidezza non  abbiamo osato mettere in dubbio quelle menzogne che ci toccano da vicino – come se qualcuno fosse in una migliore posizione per dirvi com’è nel posto dove siete. Non c’è niente di ragionevole, di sano, né di pratico a vivere di una menzogna qualunque, ma quando la menzogna porta veramente nel Cuore della questione, nel Vivo ! Guardate ! Non verso il fuori : verso il dentro ! Esaminate una volta ancora il solo luogo che viene dalla vostra sola autorità, il luogo che voi occupate. VEDETELO DA VOI STESSI. »

«L’essere umano si ritiene limitato e tutto il male viene da lì. L’idea è falsa. Lo può vedere da se stesso. »

«Siete nel mondo oppure il mondo è in voi ? »

Ramana Maharshi


Traduction : Luciana  Scalabrini

 

Cordialement

 

NB : mes compétences en italien sont beaucoup trop limitées pour m’assurer de la qualité de cette traduction. N’hésitez donc pas à me faire part de vos éventuelles remarques.

Ciao ciao … !

A propos de Jean-Marc Thiabaud

Jean-Marc Thiabaud, 57 ans, marié, deux fils. La lecture de "La philosophie éternelle" d'Aldous Huxley m'oriente précocement sur le chemin de la recherche du Soi. Mon parcours intérieur emprunte d'abord la voie du yoga, puis celle de l'enseignement d'Arnaud Desjardins. La rencontre de Douglas Harding en 1993 me permet d'accéder à une évidence que je souhaite désormais partager.
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